Ai primi di maggio del 1945, terminata la guerra, una jeep accosta alla nostra casa di Via Pascoli e scendono due militari americani diritti come pali: “Sergente Clark”, si presenta il graduato, “E’ vostro il Caffè Roma?” “Si”. “Voglio il bar aperto e pronto entro sabato. Tre giorni di tempo per sistemarlo, non di più. Se occorrono aiutanti fammelo sapere, se occorrono quattrini li prestiamo. Siamo intesi? Datevi da fare. Okay.” “Sarà difficile trovare la macchina per il caffè espresso.” “La compreremo noi a Genova, domani l’avrete.”

caffè roma

Volai a casa e riuscii a rivelare, fra un respiro e l’altro, la fantastica notizia ai miei increduli fratelli. Come forsennati ci precipitammo al Roma con scope e ramazze: lo aggiustammo e pulimmo da capo a piedi faticando oltre le 24 ore dell’orologio. Con festose decorazioni a due colori, bianco e rosso, coprii le magagne delle pareti e dipinsi perfino delle figure femminili piuttosto sexy sulle colonne montanti. Studiai particolari effetti luminosi e la notte del venerdì il locale era pronto, allegro, accogliente e ringiovanito: un ambiente da Las Vegas.

Il giorno dopo arrivarono ad Alassio i primi soldati per una vacanza di due settimane.

Il sergente Clark li radunò nella piazza e impartì alcune istruzioni terminando così. “Ora vi chiedo un favore personale. Il vostro bar è il Roma, i proprietari sono cari amici che hanno aiutato i nostri connazionali durante la guerra. Frequentatelo con rispetto e con fiducia. Buon divertimento e buone vacanze.”

Il discorsetto veniva ripetuto dal sergente Clark ogni due settimane ai nuovi arrivi per il cambio e così senza sosta i soldati americani si riversavano al Roma zeppo all’inverosimile.

il bar Roma affollato

Chi non trovava posto all’interno o ai tavolini esterni balzava con una giravolta sullo scalcinato muricciolo e trincava con le gambe penzoloni.

Nel guardarli allineati seduti fianco a fianco, recriminavo per non aver previsto l’opportunità di sistemarlo un po’ meglio: fu il primo suggerimento del “MURETTO DI ALASSIO”.

Partiti gli americani il Caffè Roma fu pure il ritrovo preferito dei soldati canadesi e dopo di loro cominciò l’affluenza dei villeggianti milanesi e torinesi, con i ragazzi che si pigiavano sul muricciolo.

Un imprevedibile colpo di fortuna scaturì da un assessore comunale che impose ai vigili di multare i ragazzi seduti sul muricciolo. La protesta contro il divieto fu generale, chiassosa e perentoria.

Della circostanza ne approfittò un giornalista di Stampa Sera per una campagna che fece scalpore: una campagna ”Pro-Muretto”. Altri giornali riportarono con stupore il divieto dell’assessore: “troppi ragazzi rallentano il traffico ma i passanti in cerca di distrazioni partecipano all’esultanza giovanile un po’ sfrenata ma rispettosa”.

La notizia ebbe un’eco formidabile e la ressa aumentò: il divieto divenne l’obbligo per concludere allegramente la giornata balneare. Il sindaco di Alassio revocò l’assurda ordinanza che ormai aveva raggiunto lo scopo inverso. “Ma perché v’interessano quei ragazzi che non consumano una cicca? Obiettava qualcuno” “ci piace così. Ribattevamo” Intanto genitori, nonni e parenti, per sorvegliare i ragazzi seduti sul Muretto, si disputavano tavolini e consumazioni.

 

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un muricciolo comodo

un muricciolo comodo